Archivio per la categoria 'freak'

Paavoharju - “Laulu Laakson Kukista”

L’altro giorno avevo accennato qualcosa a proposito di questo disco.

Riascoltandolo il potenziale magnetico è rimasto inalterato, anzi anche i dettagli più nascosti hanno avuto modo di svelarsi. Siamo nei territori del folk, freak ma alla maniera finlandese. Minimale, gracchiante, approssimativo, spiazzante.

Quello che salta subito all’orecchio e la grande quantità di fonti sonore che il duo utilizza, magari filtrate brutalmente solo per ricavarne fondali più o meno melodici. Vecchi nastri, voci eteree, glitcherie, arpeggi, collidono con dei ben più risibili pezzi da Apres Ski maliconico.

Limitante però sarebbe ridurre tutto alla parodia, al collage demenziale. Piuttosto siamo di fronte a un’opera di difficile lettura, che diverte, intrattiene, riuscendo comunque a conservare l’aura del rito e della meditazione.

The Residents - “The Freak Show”

“Everyone comes to the Freak Show to laugh at the Freaks and the Geeks. Everyone comes to the Freak Show, but nobody laughs when they leave.”

The Freak Show. Album, performance, videoclip, dvd, fumetto. I freak generati dalla mente e dagli strumenti dei Residents si sono incarnati nelle forme più disparate, quasi a voler scimmiottare l’opera d’arte totale wagneriana, sprofondandola in un incubo idiota.

Sperimentatori e terroristi sonori nonchè anticipatori del videoclip come forma artistica e non volgarmente promozionale, i Residents sono tra le band più influenti di sempre, anche se la loro opera (una mole impressionante di musica e video) è condannata a rimanere nell’ombra. Una condizione che i Residents conoscono bene, abituati da sempre a nascondersi nelle loro inquietanti maschere, devoti al culto del gelo e dell’oscurità, unico habitat possibile per la mente creatrice.

I Residents sono i Freaks of Rock per eccellenza.

Mahjongg - “Kontpab”

Visto che ormai tutti parlano della nuova corrente americana incline alla riscoperta del tribale, tanto vale tirare in ballo i Mahjongg che sono di Chicago, quindi americani.

La ricetta del gruppo è il recupero del punk-funk (tipo Pop Group), dell’etno-wave (tipo Talking Heads) e dell’elettronica un po’ mutant (di recente sono uscite delle raccolte chiamate “Disco not disco”. I nomi li trovate lì.) con quell’alone di grezzo che sa un po’ di artefatto.

Drum-machine à la Excepter che spuntano dal nulla e ti ritrovi a sorridere e battere le mani e a pensare che l’America sta vivendo un periodo un po’ neo-tribale.

Meme

Anche. (cit.)

Animal Collective - “Water Curses EP”

A pochi mesi dal più che convincente “Strawberry Jam”, il collettivo fuggito dallo zoo di Baltymore torna con uno short; quattro tracce quattro che testimoniano ancora la loro creatività strabordante e un innegabile talento.

Dal valzer per scoiattoli della title track al balletto etereo e subacqueo di “Seal Eyeling”, passando per lunghe dilatazioni di stampo barrettiano (”Street Flash”, “Cobwebs”), gli AC continuano la loro ricerca naturalistica, sublimando il privitivismo degli esordi in accorati richiami all’utopia.

Un altro tassello importante, soprattutto per chi li segue da tempo.