
Per parlare di questo disco è necessario partire dai credits: Raoul Björkenheim (Scorch Trio, Krakatau) alla chitarra , Trevor Dunn (compagno di merende di Mike Patton e John Zorn) al basso, Ståle Storløkken (Supersilent, Humcrush) alle tastiere, Morgan Ågren (nel giro di Frank Zappa) alla batteria.
Un supergruppo, insomma. Di quelli che fanno brutto.
L’estetica è quella dei Supersilent: nome sintetico e insignificante, tracce anonime catalogate alla rinfusa, copertina che puzza di ospedale. Ma l’interno della scatola è esaltante.
Sei episodi improvvisati, senza revisioni, senza post-produzione. Dentro, un incontro assurdo ma possibilissimo di avant-jazz, progressive e noise. La chitarra in primo piano di Björkenheim evoca fantasmi frippiani, anche se è John McLaughlin a venire in mente davanti a certi tapping abrasivi; Ågren fornisce tappeti jazzistici liquidi e mai passivi; basso e tastiera sembrano destinati a mormorii e pulsazioni di fondo, ma si esibiscono in coraggiosi tributi a John Cage, elevando ulteriormente l’opera.
Quello che stupisce è come il disco sia, nonostante la complessità irriducibile, coinvolgente e fruibile.


Non sembra giluiolaf quello tutto a sinistra???? XDXDXD
Hai sbagliato articolo, comunque è lui a tutti gli effetti!
cazzo che botta.